
Perché le lampade UV “pronte all’uso” di solito falliscono (e come possiamo risolvere il problema)
Abbiamo trascorso del tempo visitando circa 3.000 stabilimenti di stampa diversi. Abbiamo notato uno schema ricorrente: la maggior parte delle lampade UV standard non è progettata per funzionare in condizioni reali. Non tengono conto del calore generato dalle macchine o della velocità elevata con cui queste operano.
Pertanto abbiamo smesso di affidarci ai cataloghi e abbiamo iniziato a costruire lampade in base alle esigenze specifiche di ogni stabilimento di stampa.
L’equilibrio tra potenza e calore
I sistemi UV richiedono un equilibrio tra potenza e tempo necessario per l’essiccazione dei materiali. Se si cerca di utilizzare troppa potenza in un tubo di piccole dimensioni, si rischia di danneggiare la lampada o il prodotto stesso. Noi non facciamo supposizioni: analizziamo i componenti specifici presenti nell’inchiostro e scegliamo la tensione e la potenza giuste.
Se si vuole ottenere un’intensità di luce elevata, è necessario utilizzare un sistema di raffreddamento efficace. Altrimenti, la durata di vita della lampada diminuisce drasticamente. È semplice così.
I dettagli che contano
Non tutti i materiali di quarzo sono uguali. Noi utilizziamo quarzo fonduto ad alta purezza, poiché permette il passaggio di più luce UV e non si rompe facilmente.
Inoltre, ci assicuriamo che le dimensioni della lampada siano compatibili con i riflettori già presenti nello stabilimento. Nessuno vuole dover fermare la produzione per ore solo per sostituire una lampada.
Un altro fattore importante è lo spazio tra la lampada e il prodotto da trattare: anche un errore di soli 5 mm può influenzare negativamente il processo di essiccazione del 15%. È una distanza minuscola, ma ha un impatto enorme sulla qualità del prodotto.
Progettate per le condizioni estreme delle officine di stampa
Le officine di stampa sono piene di polvere, sono rumorose e mettono a dura prova i dispositivi elettronici. Ecco perché abbiamo abbandonato i connettori fragili: utilizziamo connettori di qualità industriale, così da evitare problemi legati agli archi elettrici.
C’è però un compromesso da considerare: maggiore intensità di luce significa più potenza e più calore. È necessario monitorare attentamente i pannelli elettrici per assicurarsi che possano gestire il carico iniziale.
Ma l’obiettivo è semplice: creare dispositivi che permettano di mantenere la produzione in corso, senza dover sostituire continuamente le lampade guaste.